Il caro-vita non è più una parola astratta: è la mano che entra nelle tasche dei Lavoratori, è la bolletta che arriva come un macigno, è il carrello della spesa che si riempie sempre meno. Le tensioni geopolitiche non sono solo notizie lontane: sono il motivo per cui l’energia costa di più, per cui le imprese faticano, per cui le famiglie devono rinunciare. Le proteste che attraversano l’Europa non sono solo immagini: sono il riflesso di un disagio che cresce, di una stanchezza che non si può ignorare.
Campobasso 18 ottobre 2026 – C’è un vento che attraversa l’Europa, un vento che non porta solo nuvole di incertezza ma anche il peso di milioni di vite che ogni giorno cercano di restare in equilibrio. È un vento che arriva fin dentro le case del Molise, nelle cucine dove si contano le spese, nei corridoi dei luoghi di lavoro dove si stringono i denti, nelle strade dei piccoli paesi dove la gente si guarda negli occhi e si chiede come sarà il domani.
Il caro‑vita non è più una parola astratta: è la mano che entra nelle tasche dei lavoratori, è la bolletta che arriva come un macigno, è il carrello della spesa che si riempie sempre meno. Le tensioni geopolitiche non sono più notizie lontane: sono il motivo per cui l’energia costa di più, per cui le imprese faticano, per cui le famiglie devono rinunciare. Le proteste che attraversano l’Europa non sono solo immagini: sono il riflesso di un disagio che cresce, di una stanchezza che non si può ignorare.
Antonio D’Alessandro Coordinatore della Area Sindacale Territoriale della CISL Molise dichiara che oggi non siamo davanti a una semplice fase economica difficile: siamo dentro una trasformazione che tocca la carne viva delle persone. I salari non bastano più, non proteggono, non rassicurano. Le categorie più esposte – lavoratori dei servizi essenziali, operatori della logistica, famiglie monoreddito, pensionati con assegni minimi – vivono una pressione che non è solo economica, ma emotiva, psicologica, quotidiana.
È la pressione di chi sa che ogni mese è una sfida, che ogni imprevisto può diventare un problema serio, che ogni aumento dei prezzi è una ferita.
D’Alessandro continua ricordando che il Molise, con la sua dimensione umana e la sua delicatezza strutturale, sente tutto questo in modo amplificato. Qui non ci sono grandi industrie a fare da scudo, non ci sono reti economiche robuste: ci sono persone, famiglie, comunità. E quando il mondo trema, il Molise trema di più.
Le famiglie tagliano sulla spesa, rinunciano a cure, rimandano scelte importanti. I giovani guardano avanti e vedono un futuro che sembra sempre più lontano. I lavoratori vivono con la sensazione di essere rimasti soli, di dover affrontare una tempesta senza riparo.
Il coordinatore precisa che non si può chiedere alle persone di resistere senza dare loro strumenti. Non si può parlare di dignità del lavoro se il lavoro non garantisce più dignità. Non si può parlare di crescita se la crescita non è condivisa.
La verità è che oggi il lavoro non basta più a proteggere. E questo è un grido che arriva da ogni angolo del Paese, da ogni settore, da ogni famiglia.
D’Alessandro aggiunge che le categorie maggiormente esposte stanno vivendo una condizione che non è solo economica, ma profondamente umana. Chi lavora in qualsiasi settore, chi garantisce ogni giorno la continuità dei servizi pubblici, chi vive con contratti precari, chi ha stipendi bassi o pensioni minime: sono loro a portare sulle spalle il peso più grande di questa fase storica.
Sono loro che chiedono, con dignità e con forza, che l’Europa e il Paese tornino a guardare la realtà senza filtri, senza retorica, senza rinvii.
Il coordinatore osserva inoltre che l’Europa, pur tra difficoltà e ritardi, sta cercando di rispondere alle tensioni globali. Ma le risposte devono essere più rapide, più incisive, più vicine ai territori. Le scelte geopolitiche non possono diventare un fardello per i lavoratori. Le transizioni energetiche devono essere accompagnate da misure che proteggano chi rischia di restare indietro.
Il Molise non può essere lasciato a gestire da solo le conseguenze di un mondo che cambia troppo velocemente.
Infine, D’Alessandro conclude che serve un nuovo patto sociale, un patto che rimetta al centro la dignità del lavoro, la giustizia sociale, la protezione delle categorie fragili, la difesa del potere d’acquisto, la lotta al caro‑vita, il sostegno alle famiglie, la valorizzazione dei servizi pubblici.
Serve una politica che non si limiti a osservare la realtà, ma che la trasformi.
Serve un’Europa che non si limiti a reagire alle crisi, ma che le anticipi.
Serve un Paese che non si limiti a chiedere sacrifici, ma che offra soluzioni.
Serve un impegno collettivo che non lasci indietro nessuno.
Il coordinatore AST CISL Molise ribadisce che la voce dei lavoratori non è una voce di protesta sterile: è un appello alla responsabilità, un invito alla solidarietà, un richiamo alla dignità. È la voce di chi, nonostante tutto, continua a credere che un futuro migliore sia possibile. E che quel futuro va costruito insieme, con coraggio, con visione, con umanità.
Il Coordinatore AST CISL Molise
Antonio D’Alessandro
Ufficio stampa CSL Molise





