Da oltre vent’anni Terna S.p.A. continua a presentare nuovi elettrodotti lungo la dorsale adriatica come opere “strategiche”, “indispensabili” e necessarie per:
- ridurre i costi dell’energia;
- aumentare la sicurezza della rete;
- favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili;
- eliminare le congestioni;
- migliorare il mercato elettrico;
- diminuire gli oneri per cittadini e imprese.
Le motivazioni, nel tempo, sono rimaste sostanzialmente identiche. A cambiare sono soltanto i nomi delle infrastrutture.
Prima il Villanova – Gissi in elettrodotto aereo su terraferma.
Poi il Gissi – Larino – Foggia, anch’esso in doppia terna aerea a 380 kV.
Successivamente l’Adriatic Link tra Abruzzo e Marche, pubblicizzato come infrastruttura innovativa in cavo interrato e sottomarino.
Ora arriva perfino il nuovo collegamento HVDC Foggia – Forlì, circa 600 chilometri di nuova dorsale energetica sottomarina destinata, ancora una volta, a “rafforzare” la rete adriatica. A questo punto una domanda appare inevitabile: quante volte bisogna raddoppiare la dorsale adriatica? E soprattutto: perché? Ogni nuova infrastruttura viene giustificata come indispensabile perché la precedente non sarebbe più sufficiente. Ogni volta si parla di congestioni, criticità, aumento dei flussi energetici Sud-Nord e necessità di trasportare sempre più energia prodotta nel Mezzogiorno verso il Centro-Nord.
Ma allora è legittimo chiedersi:
le infrastrutture realizzate negli ultimi vent’anni hanno davvero risolto il problema oppure stanno semplicemente alimentando una continua espansione infrastrutturale senza fine?
Nel frattempo i territori continuano a pagare un prezzo altissimo:
- devastazione paesaggistica;
- consumo di suolo;
- compromissione ambientale;
- svalutazione delle aziende agricole e degli immobili;
- limitazioni allo sviluppo locale;
- pressione infrastrutturale crescente.
Nel caso dell’elettrodotto Gissi – Larino – Foggia, studi indipendenti hanno stimato un possibile deprezzamento patrimoniale superiore a 24 milioni di euro lungo il tracciato interessato dall’opera. Alla luce di ciò, sorge un ulteriore interrogativo: se oggi Terna programma già una nuova infrastruttura strategica come l’elettrodotto HVDC Foggia – Forlì, il Gissi – Larino – Foggia e l’Adriatic Link sono realmente indispensabili?
Ma il vero paradosso è un altro. Da oltre vent’anni queste infrastrutture vengono pubblicizzate come strumenti capaci di ridurre il costo dell’energia elettrica per cittadini e imprese. Eppure, nella realtà, accade esattamente il contrario: le bollette continuano ad aumentare. Questo avviene perché il sistema elettrico italiano ed europeo presenta profonde distorsioni strutturali che scaricano continuamente i costi sui consumatori finali.
IL PARADOSSO DEL PREZZO DELL’ENERGIA
Anche quando l’energia viene prodotta da fonti rinnovabili a basso costo, il prezzo finale pagato dai cittadini continua ad essere determinato quasi sempre dal gas. Il mercato elettrico europeo funziona infatti con il cosiddetto “prezzo marginale”: tutta l’energia viene pagata al prezzo della fonte più costosa necessaria a soddisfare la domanda in un determinato momento. Di conseguenza: anche se gli elettrodotti trasportano energia eolica o fotovoltaica economicissima, i cittadini finiscono comunque per pagarla al prezzo del gas.
IL PARADOSSO DEGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI
Esiste poi un ulteriore elemento che rende ancora più discutibile questa corsa continua alle nuove infrastrutture. Le grandi opere di rete vengono finanziate attraverso il sistema tariffario nazionale. Ai gestori della rete viene infatti garantito per legge un rendimento economico certo sugli investimenti effettuati, stabilito dall’Autorità ARERA attraverso il meccanismo del WACC. Tradotto in termini semplici: più infrastrutture vengono costruite, più aumenta la quota di costi che cittadini e imprese devono pagare in bolletta per remunerare tali investimenti. In altre parole: gli elettrodotti vengono presentati come strumenti per abbassare i costi dell’energia, ma contemporaneamente contribuiscono ad aumentare i costi fissi caricati sulle bollette.
IL PARADOSSO DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA
I benefici teorici derivanti dalle nuove infrastrutture vengono inoltre costantemente assorbiti da nuovi costi emergenti.
Una rete sempre più dipendente da fonti intermittenti come sole e vento richiede:
- costi elevatissimi di dispacciamento;
- centrali di riserva sempre disponibili;
- sistemi di bilanciamento della rete;
- continui interventi di stabilizzazione.
Tutti costi che ricadono direttamente sulle bollette dei cittadini.
A ciò si aggiungono:
- gli oneri storici degli incentivi alle rinnovabili;
- i costi delle vecchie centrali dismesse;
- agevolazioni a grandi imprese energivore;
- componenti parafiscali inserite in bolletta.
La bolletta elettrica è diventata negli anni un contenitore di costi sempre più ampio che nulla hanno a che vedere con il reale consumo energetico del cittadino. E allora la domanda diventa inevitabile: chi beneficia realmente di questa gigantesca espansione infrastrutturale? Sicuramente non i cittadini italiani, che continuano a pagare bollette sempre più elevate nonostante decenni di investimenti miliardari presentati come indispensabili proprio per ridurre il costo dell’energia.
Se l’obiettivo fosse realmente quello di costruire un modello energetico sostenibile, forse sarebbe più logico:
- incentivare la riduzione dei consumi;
- promuovere efficienza energetica e risparmio;
- sostenere l’autoproduzione locale;
- favorire le comunità energetiche diffuse;
- ridurre gli sprechi;
- avvicinare i luoghi di produzione ai luoghi di consumo dell’energia.
Invece si continua a pianificare una gigantesca rete di “autostrade elettriche” finalizzate al trasporto di enormi quantità di energia dal Sud verso il Centro-Nord e, probabilmente, verso i mercati europei. I territori del Mezzogiorno rischiano così di trasformarsi definitivamente in piattaforme energetiche al servizio di interessi esterni, subendo gli impatti ambientali e infrastrutturali senza ricevere benefici concreti in termini economici e sociali. I cittadini meritano chiarezza. I territori meritano rispetto. E soprattutto meritano di sapere perché, dopo Villanova – Gissi, Gissi – Larino – Foggia e Adriatic Link, oggi serva anche il nuovo elettrodotto HVDC Foggia – Forlì. Perché una dorsale già “rafforzata” e “raddoppiata” più volte continua ad essere considerata insufficiente?
Comunicato stampa a cura di Antonio Di Pasquale





