Santa Croce di Magliano, paese del Molise in provincia di Campobasso, custodisce con orgoglio una tradizione di straordinaria rilevanza culturale: la Pasquetta della notte dell’Epifania. Questo rito, che si svolge ogni anno il 5 gennaio, rappresenta una delle manifestazioni culturali più significative del territorio molisano, un momento di intensa partecipazione comunitaria, in cui musica, convivialità e identità locale si intrecciano in un’unica celebrazione carica di significato tanto da essere recentemente inclusa nel REIM (Registro delle Eredità Immateriali del Molise).
La Pasquetta si manifesta attraverso un canto itinerante (il testo nella foto in fondo all’articolo) che percorre le vie del paese, trasformandole in un palcoscenico a cielo aperto. Gruppi di amici si riuniscono spesso accompagnati da strumenti musicali della tradizione popolare come la fisarmonica, chitarre, la mandola, il caratteristico bufù della cultura molisana, e il tamburello. Questi strumenti, con i loro suoni caldi e avvolgenti, creano un’atmosfera festosa che richiama l’attenzione e il coinvolgimento di tutta la comunità.
La tradizione prevede che i gruppi si fermino davanti alle abitazioni di amici, parenti o conoscenti per intonare il canto augurale. Le melodie e i testi, tramandati oralmente di generazione in generazione, sono intrisi di simbolismo: rappresentano un augurio di prosperità, salute e felicità per il nuovo anno. Questo gesto non è soltanto un momento musicale, ma un vero e proprio scambio simbolico di benedizioni e speranze, che rafforza i legami sociali e il senso di appartenenza alla comunità.
L’accoglienza dei padroni di casa è un elemento fondamentale della Pasquetta. Dopo l’esibizione musicale, è consuetudine offrire ai cantori cibo e bevande, come dolci fatti in casa, vino o liquori locali. Questo momento conviviale non solo sottolinea la generosità degli abitanti di Santa Croce di Magliano, ma consolida ulteriormente il valore comunitario della tradizione; costituisce un gesto non meramente materiale, ma di significato simbolico profondo: esso incarna infatti l’ospitalità, la gratitudine e il rispetto reciproco, valori che costituiscono il cuore pulsante delle relazioni umane in contesti rurali e tradizionali. Inoltre, questa pratica mette in luce l’inscindibile connessione festività religiose e pratiche popolari, tra la tradizione musicale e il patrimonio enogastronomico del territorio, sottolineando come le varie dimensioni siano parte integrante dell’identità culturale locale.
La trasmissione di questa consuetudine di generazione in generazione non solo preserva una preziosa eredità culturale, ma contribuisce anche a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Attraverso il canto e la condivisione dei prodotti della terra, si rinnova ogni anno un patto implicito tra passato e presente, tra memoria storica e vita contemporanea. Questa ritualità collettiva diventa così un veicolo per perpetuare valori e tradizioni che altrimenti rischierebbero di essere dimenticati.
Gruppi musicali come quello formato da e Giovanni Gianfelice e Flavio D’Alfonso alle chitarre, Flavio Iammarino con la sua mandola, Donato Gianfelice alla fisarmonica, Angelino Trasmundi al basso e Pasquale Lariccia alle percussioni, rappresentano un esempio virtuoso di resistenza culturale e di valorizzazione del patrimonio immateriale locale. Questi musicisti, profondamente legati alla tradizione popolare di Santa Croce di Magliano, si impegnano con dedizione a preservare e trasmettere un’eredità musicale che rischierebbe altrimenti di perdersi nell’oblio del tempo. In un’epoca in cui le tradizioni popolari rischiano spesso di essere sopraffatte dalla globalizzazione culturale e dalla standardizzazione dei gusti, il lavoro di gruppi come questo assume un valore inestimabile. Essi non solo preservano un repertorio musicale unico celebrandolo, ma svolgono anche una funzione educativa, sensibilizzando le nuove generazioni sull’importanza delle proprie radici culturali e fungendo anche da strumento per riaffermare l’identità collettiva e per ricordare l’importanza della coesione sociale . Così facendo, dimostrano che la tradizione non è un elemento statico o nostalgico, ma un vero e proprio atto culturale e identitario, capace di unire passato e futuro in un’unica voce armoniosa.
Il canto della Pasquetta, quindi, si configura come un elemento emblematico del patrimonio immateriale molisano, capace di raccontare storie, valori e identità attraverso la melodia e le parole. La sua salvaguardia non rappresenta solo un dovere culturale, ma anche un’opportunità per riscoprire e valorizzare il legame profondo tra le comunità e le loro radici storiche.
Rossella De Rosa












