“Si predica bene ma si razzola male”: FAI ed Edison, una contraddizione che chiama in causa la tutela del paesaggio dell’alto vastese

C’è una contraddizione evidente che merita di essere denunciata e chiarita pubblicamente: da una parte, un organo istituzionale del Ministero della Cultura, la Soprintendenza speciale per il PNRR, esprime un parere tecnico negativo su un progetto eolico Edison per le criticità legate alla tutela del paesaggio; dall’altra, il FAI, che ha proprio nella salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico la propria ragion d’essere, sceglie di promuovere la visita a un aerogeneratore della stessa società, presentandolo come «un luogo simbolo della transizione energetica».

È difficile non ravvisare in questa scelta un’incoerenza profonda. Si predica bene quando si proclama la difesa del paesaggio, ma si rischia di razzolare male quando si offre una vetrina a un operatore energetico senza affrontare con altrettanta chiarezza le criticità territoriali legate ai suoi progetti.

La Delegazione FAI di Vasto ha inserito la visita a un aerogeneratore dell’impianto eolico Edison di Castiglione Messer Marino nel programma delle Giornate FAI d’Autunno dell’11 ottobre. L’iniziativa, accompagnata dai tecnici della stessa azienda, viene proposta come un’occasione per conoscere da vicino la transizione energetica. Ma dov’è il necessario contraddittorio? Dov’è l’attenzione agli effetti che la crescente presenza di impianti eolici può produrre sul paesaggio, sui crinali e sull’identità storica e ambientale dell’Alto Vastese?

Non si contesta il principio delle energie rinnovabili, né si pretende che il FAI assuma posizioni pregiudizialmente contrarie all’eolico. Si contesta, invece, una comunicazione che sembra privilegiare la narrazione positiva dell’azienda, lasciando sullo sfondo le criticità che dovrebbero essere centrali per un’organizzazione che fa della tutela del paesaggio la propria bandiera.

LA SOPRINTENDENZA RICHIAMA ALLA TUTELA. IL FAI, INVECE, PROMUOVE LA VISITA A UN IMPIANTO EDISON

Il 22 luglio 2026 la Soprintendenza speciale per il PNRR ha espresso un parere tecnico negativo sul progetto di repowering eolico IR9 presentato da Edison Rinnovabili S.p.A., riguardante i territori di Fraine e Roccaspinalveti e le relative opere infrastrutturali.

È indispensabile essere precisi: il parere non riguarda l’aerogeneratore di Castiglione Messer Marino che sarà aperto ai visitatori e non equivale a un diniego definitivo dell’intero progetto IR9. Si tratta, tuttavia, di una valutazione istituzionale rilevante, che evidenzia criticità di compatibilità paesaggistica e richiama la necessità di considerare gli effetti delle infrastrutture energetiche sul territorio.

La Soprintendenza ha espresso una valutazione negativa sulla compatibilità complessiva del progetto esaminato con la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, richiamando, tra gli altri aspetti, l’impatto visivo degli aerogeneratori, la trasformazione dei crinali, il rapporto con i borghi storici e gli effetti cumulativi degli impianti. Nel parere viene inoltre considerato il contesto paesaggistico di Castiglione Messer Marino tra quelli interessati dall’impatto percettivo del distinto progetto IR9.

Ecco il punto politico e culturale che non può essere eluso: mentre un organo del Ministero della Cultura richiama l’attenzione sulle conseguenze paesaggistiche di un progetto Edison, il FAI sceglie di valorizzare pubblicamente un altro impianto della medesima società senza che, nella comunicazione dell’iniziativa, emerga un confronto altrettanto incisivo sulle criticità del territorio.

Due approcci che appaiono profondamente distanti: da una parte la valutazione critica degli impatti sul paesaggio, dall’altra una narrazione che rischia di trasformare un’iniziativa culturale in un’occasione di promozione dell’immagine aziendale.

Il problema non è sostenere che la Soprintendenza abbia bocciato l’impianto visitabile: non è così. Il problema è chiedersi come possa un’organizzazione che dichiara di tutelare il patrimonio italiano non sentire il dovere di affrontare apertamente le contraddizioni che attraversano il territorio in cui opera.

LA TRANSIZIONE ENERGETICA NON PUÒ DIVENTARE UN ALIBI

Sembra ormai che, in nome della transizione energetica, ogni intervento venga presentato come un progresso da celebrare, mentre le conseguenze sul paesaggio vengono relegate a un ruolo secondario. È una logica inaccettabile, soprattutto quando a sostenerla, anche indirettamente, è un soggetto che dovrebbe essere tra i primi a richiamare l’attenzione sui rischi per il patrimonio ambientale e culturale.

L’Alto Vastese non è uno spazio vuoto sul quale collocare infrastrutture senza interrogarsi sulle conseguenze. È un territorio caratterizzato da crinali, boschi, pascoli, tratturi storici e borghi che rappresentano un patrimonio collettivo, oltre che una risorsa per le comunità locali.

La produzione di energia rinnovabile è un obiettivo importante, ma non può tradursi in un’assoluzione preventiva di qualsiasi progetto. Gli impatti devono essere valutati concretamente, considerando le dimensioni degli aerogeneratori, la loro visibilità, la concentrazione degli impianti e le trasformazioni cumulative del paesaggio.

Proprio per questo ci si sarebbe aspettati dal FAI un’iniziativa capace di mettere a confronto punti di vista diversi: i benefici della produzione energetica, le ragioni delle imprese, le preoccupazioni delle comunità e le valutazioni degli organi di tutela. Invece, la formula annunciata sembra affidare all’azienda interessata un ruolo centrale nella presentazione del proprio impianto, senza un altrettanto evidente spazio per le criticità.

Il FAI non può limitarsi a raccontare la transizione energetica: deve interrogarsi anche sul prezzo paesaggistico che alcuni interventi possono comportare. Altrimenti, la sua missione rischia di ridursi a una dichiarazione di principio, smentita dalle scelte concrete.

QUALI GARANZIE DI INDIPENDENZA E TRASPARENZA?

C’è poi un ulteriore aspetto che merita chiarezza. Il comunicato relativo alle Giornate FAI d’Autunno dichiara la collaborazione con Edison, ma non illustra i termini economici e organizzativi del rapporto.

Non vi sono elementi per affermare che esistano finanziamenti, compensi o interessi impropri. Proprio per evitare illazioni, è necessario che siano chiariti pubblicamente gli eventuali accordi: sono previsti contributi economici, sponsorizzazioni, prestazioni gratuite o altre forme di sostegno? Quali condizioni regolano la collaborazione? Quali garanzie assicurano l’autonomia del FAI nella scelta e nella presentazione dei contenuti?

Non sono domande pretestuose, ma richieste legittime rivolte a un’organizzazione che gode di una riconosciuta autorevolezza pubblica. Quando un soggetto impegnato nella tutela del paesaggio collabora con un’impresa direttamente coinvolta nelle trasformazioni energetiche del territorio, la trasparenza non è un dettaglio: è un dovere.

La credibilità del FAI dipende anche dalla sua capacità di dimostrare che le collaborazioni con soggetti privati non condizionano l’imparzialità del giudizio e non oscurano le questioni più controverse.

IL FAI NON PUÒ VOLTARSI DALL’ALTRA PARTE

Chiediamo pertanto alla Delegazione FAI di Vasto e ai responsabili nazionali della Fondazione di spiegare perché sia stato scelto proprio l’impianto Edison, se siano state considerate le criticità evidenziate dalla Soprintendenza sul distinto progetto IR9, perché il confronto sugli impatti paesaggistici non abbia lo stesso rilievo della presentazione dei benefici energetici e quali siano i termini della collaborazione con l’azienda.

Il FAI ha tutto il diritto di promuovere la conoscenza delle tecnologie energetiche. Ma non può pretendere che i cittadini ignorino le contraddizioni, né può sottrarsi alle domande quando le sue iniziative coinvolgono realtà industriali i cui progetti sollevano questioni di tutela del paesaggio.

Predicare la salvaguardia del patrimonio italiano e, contemporaneamente, promuovere un impianto senza affrontare apertamente le criticità territoriali significa esporsi al rischio concreto di predicare bene e razzolare male. È questa contraddizione che chiediamo al FAI di chiarire, senza rifugiarsi in formule generiche sulla sostenibilità.

La tutela del paesaggio non può essere selettiva, né può dipendere dal contesto in cui viene esercitata. Deve valere sempre, anche quando impone di interrogarsi sulle conseguenze di un progetto energetico e di confrontarsi con un’impresa importante.

I cittadini dell’Alto Vastese non chiedono pregiudizi contro le rinnovabili. Chiedono rispetto per il proprio territorio, informazione completa e soggetti autorevoli capaci di mantenere coerenza tra i principi dichiarati e le scelte compiute.

Il paesaggio non è un ostacolo al progresso e non è una scenografia da sacrificare alla comunicazione aziendale. È un bene comune, e chi dichiara di difenderlo ha il dovere di dimostrarlo con i fatti.

Il FAI chiarisca dunque le proprie scelte e risponda alle domande sollevate. Perché la tutela del patrimonio non si difende soltanto nei comunicati e nelle dichiarazioni di principio, ma soprattutto quando occorre assumere posizioni chiare, garantire indipendenza e affrontare le contraddizioni senza girarsi dall’altra parte.

Comunicato stampa a cura di Antonio Di Pasquale

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