XXXII  mostra dei “5 Dipinti” con l’omaggio all’artista  molisano Renato Marini

Alle ore 10.30 del 12 settembre 2025 verrà inaugurata la XXXII  mostra   dei “5 Dipinti”con l’omaggio all’artista  molisano Renato Marini. Verranno esposte opere eseguite negli anni novanta e duemila.

Renato Marini nasce a Larino (CB) nel 1955 ha una carriera artistica lunga iniziata nella metà degli anni settanta. 

La sua formazione artistica è avvenuta presso il Centro d’arte Mascarella di Bologna e la Scuola internazionale di Grafica di Venezia.  Attualmente risiede e lavora a Campomarino (CB)  dove nel 1990 fonda  a il Centro Culturale IL CAMPO  dando inizio a Campomarino e nel Molise ad una intensa attività culturale  tesa alla formazione  delle arti visive. Adesso divenuto Archivio Storico dove sono conservate  580 opere  donate da artisti molti dei quali hanno scritto una pagina importante di storia dell’arte contemporanea in Italia e all’estero. Nel 2000  stringe amicizia con Christo e sua moglie Jeanne Claude e in occasione del decennale del Centro  ospita presso gli spazi del Campo una loro significativa esposizione. Evento storico a  Campomarino e per l’intera regione del Molise.

Le opere di Marini sono conservate nei Musei, Gallerie d’arte e collezioni private in Italia e all’estero.

Diversi critici e storici dell’arte hanno scritto sulla ricerca poetica di Marini  tra i quali  A.Pace, G.Montana, A. Masi, V.Sgarbi, M.Vitiello, T.Evangelista, E.Costi, H.Orlando,V.Le Pera, L.Del Gobbo, G.Di Genova, R.Vitali, R.Nigro, L.De Lena, M.Porsia, L.Strozzieri, A.Picariello e altri. 

Di lui il compianto Antonio Picariello scrive… il senso dell’arte in Renato Marini  ha la profondità di percepire il mondo e la storia  come qualcosa di  matematicamente organizzato, assicurante, di facile accesso descrittivo. Sono visioni senza velocità  facilmente “trasportabili” dalla memoria  ludica che viaggia dallo stadio dell’essere  che passa dal campo di concentramento virtuale, dalla quotidianità del consumo e dell’uso monetizzato del tempo alla visione  liberata che passeggia nello spazio come pensiero giacomettiano. Racconta il paesaggio molisano come la Rosa Chinensis Mutabilis racconta se stessa. È il ritmo musicale della luce che in “Lux ludus” scandisce i tempi della ricerca. Dal primo momento introspettivo degli anni settanta alla sintesi puntiforme degli anni ottanta, al segno ripetuto a convolvolo sulle forme  e  sul sapore per un morandiano senso della polvere legata alle percezioni e qall’analisi maturata degli anni novanta. È il senso dell’arte e della descrizione  che conversa  con i  mezzi emorivi di Klee, lascia fuori confine e dentro i limiti della semantica  l’arroganza del progresso, il meccanicismo, la tecnologia il campo di concentramento dei pensieri industrializzati. “Es una rosa que”.

comunicato stampa del 10-09-25

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