GUGLIONESI, dal caos nella gestione dei danni al taglio indiscriminato degli alberi: quando, nella Pubblica Amministrazione, l’improvvisazione diventa metodo
A seguito del comunicato stampa del 10 aprile 2026, ritengo necessario tornare nuovamente sull’argomento alla luce di quanto accaduto nella zona di Castellara.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di un approccio approssimativo nella gestione del territorio.
Per comprendere la portata del problema, è sufficiente ricostruire quanto accaduto sul piano amministrativo.
Il primo avviso è stato pubblicato il 10 aprile 2026, con una scadenza fissata al 15 aprile. A questo sono seguite ulteriori comunicazioni in data 13, 15, 20 e 22 aprile, che hanno via via modificato termini, chiarito modalità e introdotto nuove indicazioni operative, fino alla proroga finale al 28 aprile.
In meno di due settimane, cittadini e imprese si sono trovati di fronte a un susseguirsi continuo di atti, spesso sovrapposti e non sempre coerenti tra loro.
Emblematica è la necessità, intervenuta solo con successivo avviso, di precisare che le segnalazioni non dovessero essere inviate alla Regione ma esclusivamente al Comune. Un chiarimento tardivo che evidenzia una evidente carenza di coordinamento tra livelli istituzionali.
A ciò si aggiunge la gestione separata e non perfettamente integrata delle procedure tra settore agricolo e non agricolo, disciplinate rispettivamente da indicazioni regionali e comunali, con tempistiche e modalità differenti che hanno ulteriormente complicato il quadro.
Nonostante la proroga al 28 aprile, il termine appare comunque non adeguato rispetto alla complessità delle attività richieste: reperimento di documentazione fotografica, valutazioni tecniche, stime economiche. Operazioni che difficilmente possono essere svolte in modo completo e corretto in tempi così ristretti, soprattutto da parte di cittadini già alle prese con le conseguenze dei danni subiti.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: si chiede alla popolazione di attivarsi per una ricognizione puntuale e onerosa dei danni, pur in presenza di una esplicita precisazione secondo cui tale attività non costituisce in alcun modo riconoscimento di contributi o risarcimenti. Una impostazione che rischia di alimentare incertezza e sfiducia, scaricando sui cittadini un impegno significativo senza alcuna garanzia sugli esiti.
Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: confusione, incertezza e difficoltà operative per chi, già colpito dai danni del maltempo, avrebbe invece avuto bisogno di indicazioni chiare e stabili.
Dall’altro lato, sul piano degli interventi concreti, quanto accaduto a Castellara rappresenta un ulteriore motivo di preoccupazione.
A seguito della frana, si è infatti proceduto a una capitozzatura generalizzata degli alberi, una pratica che non rappresenta una corretta soluzione manutentiva ma, al contrario, è ampiamente riconosciuta come dannosa per la stabilità e la salute delle piante.
È bene ricordare che la capitozzatura:
- priva l’albero della sua capacità fotosintetica;
- indebolisce la struttura della pianta;
- favorisce lo sviluppo di rami più fragili e facilmente soggetti a rottura;
- aumenta il rischio di malattie e degrado del legno;
- nel medio-lungo periodo non riduce, ma può addirittura aumentare il rischio di cedimento.
In altre parole, si interviene oggi in nome della sicurezza con soluzioni che rischiano di compromettere proprio quella sicurezza nel tempo.
Anche sotto il profilo economico, si tratta di scelte discutibili: un albero capitozzato richiede maggiore manutenzione futura, con costi che inevitabilmente ricadranno sulla collettività.
Il collegamento tra queste due vicende è evidente.
Quando manca una visione organica, quando non vi è una adeguata conoscenza delle procedure amministrative e delle corrette pratiche tecniche, il risultato è sempre lo stesso: decisioni prese in emergenza, interventi non strutturati e conseguenze che ricadono sui cittadini.
Prima il caos nella gestione delle segnalazioni dei danni. Ora interventi sul territorio che sollevano più di una perplessità sotto il profilo tecnico.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un modo di amministrare che appare basato più sull’improvvisazione che sulla programmazione.
La gestione del territorio – soprattutto in situazioni di emergenza – richiede competenza, pianificazione e capacità di affidarsi a professionalità adeguate. Elementi che, anche in questa circostanza, sembrano essere mancati.
Guglionesi merita di più.
Merita decisioni ponderate, interventi corretti e una gestione che non trasformi ogni emergenza in un ulteriore problema, né tantomeno in un progressivo impoverimento e deturpamento del paesaggio.
Comunicato stampa a cura di Antonio Di Pasquale





