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Il mare di sangue di Taiji


Ogni anno, da settembre a marzo, l’acqua della baia della piccola cittadina giapponese di Taiji si tinge di rosso.
E’ la caccia ai delfini, brutale e violenta finestra sulla nefandezza umana.

I pescatori battono i martelli contro lo scafo delle imbarcazioni per confondere i sonar dei delfini e farli avvicinare alla baia.
Gli animali sono confusi e spaventati, cercano di non separarsi e di non perdere i piccoli; inizia la mattanza.

Gli individui più belli vengono selezionati da addestratori che provengono da tutto il mondo e li scelgono per acquari e delfinari.
Gli altri sono destinati al mercato dell’alimentazione.

L’acqua ribolle di sangue, molti delfiini assistono impotenti al rapimento dei loro compagni, altri vengono massacrati o rimangono feriti mortalmente.

Nella sequenza di immagini, un delfino ferito cerca di fuggire avvicinandosi alla scogliera mentre sanguina copiosamente, un pescatore lo prende e lo porta nei pressi dell’imbarcazione per macellarlo. Le immagini sono di ieri.

Queste scene sono all’ordine del giorno a Taiji; il costo della carne di delfino non giustifica le risorse e il numero di persone impiegate nell’attività.
A spingere affinchè i numeri siano ogni anno più alti sono gli utili derivanti dalla vendita degli animali all’industria della cattivitià.
Un delfino morto vale pochi dollari, ma uno vivo è una miniera d’oro.

Immagini: https://www.dolphinproject.com/

Termoli Wild in collaborazione con Basta Delfinari

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