La voce di chi non aveva voce: quando la terra si fa memoria e speranza

LARINO. Esiste un tempo, non così lontano nelle date ma spesso distante dai nostri pensieri frenetici, in cui il ritmo della vita era dettato esclusivamente dal respiro della terra. Di questo tempo, e della dignità dei suoi protagonisti, si è parlato lunedì 27 aprile nel nuovo, intenso appuntamento della rassegna “Percorsi in Biblioteca”. Itinerario culturale promosso dal Lions club Larino con la collaborazione del Comune frentano. L’incontro si è svolto nella suggestiva Sala di lettura “Ermanno La Riccia”, presso la Biblioteca Comunale “Bartolomeo Preziosi”, diventata per l’occasione custode di un racconto corale sulle nostre radici.

Le voci dell’incontro

L’apertura dei lavori è stata affidata a Pasquale Gioia, socio fondatore del Lions Club Larino, che ha introdotto i temi della serata sottolineando l’importanza di preservare il patrimonio storico del territorio. Il dibattito è stato sapientemente moderato da Graziella Vizzarri, Consigliera comunale, che con sensibilità ha tessuto il filo del discorso tra i vari interventi, dando risalto al profondo valore civile e culturale dell’iniziativa. Al centro dell’attenzione, il volume “La zappa e l’aratro”, edito da Il Bene Comune e scritto dal Professor Sergio Sorella, ospite d’onore insieme a Paolo Di Lella, che ha arricchito il dibattito con la prospettiva della casa editrice.

Un’epopea della “bassa gente”

L’opera di Sorella non è un semplice manuale di storia agricola, ma un’indagine viscerale sulla condizione umana. Il professore ha sviscerato la quotidianità della cosiddetta “bassa gente”: quei contadini che, per secoli, sono stati considerati l’ultimo anello della catena sociale, ma che rappresentavano il cuore pulsante e produttivo della nostra comunità. Attraverso una meticolosa raccolta di testimonianze, l’autore ha messo a nudo un mondo dove la Terra non era vista come una risorsa da sfruttare, ma come la protagonista assoluta di ogni respiro e azione. Ogni colpo di zappa, ogni solco tracciato dall’aratro, era un atto di sopravvivenza intriso di una profonda cultura identitaria.

La resilienza che ridà speranza

Uno dei punti più toccanti della serata è stata l’analisi del modo in cui questo mondo reagiva alle negatività. Carestie, fatiche estenuanti e marginalità sociale non hanno mai scalfito la dignità di questa classe sociale. Sorella ha descritto una straordinaria capacità di resilienza: un “reagire” che non era mai rassegnazione, ma lotta quotidiana e silenziosa. “Non è solo un libro di storia,” è emerso durante il confronto, “ma un tributo a chi ha coltivato il nostro domani con uno sguardo ricco di speranza.”

Proprio la speranza è stata la parola chiave dell’evento. Riscoprire queste testimonianze non significa voltarsi indietro con nostalgia, ma ritrovare una bussola per il presente. La partecipazione attenta del pubblico ha confermato quanto sia vivo il bisogno di riconnettersi con questa memoria collettiva. Un ringraziamento sentito va ai relatori e a tutti i presenti per aver condiviso questo frammento di storia che, oltre a onorare il passato, ci ricorda la forza delle nostre radici e ci permette di guardare al futuro con rinnovata fiducia.

Ufficio stampa Vizzarri comunicazioni

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