“Quel suono che arriva da lontano” – La zampogna dall’Etruria al Molise, nel libro di Piero Bottali La zampogna di Pòrsenna & la chitarra di Gilgamesh

Ho avuto la fortuna di conoscere Piero Bottali, autore di La zampogna di Pòrsenna & la chitarra di Gilgamesh, grazie ad eventi culturali organizzati da due cari amici comuni. Avevo poche informazioni su di lui, sapevo che è uno scrittore e che è appassionato di musica, ma non conoscevo tante sue attività: si è occupato di musica anche nel suo lavoro giornalistico, con articoli specifici per varie riviste musicali, tra cui Utriculus, la rivista semestrale del Circolo della zampogna di Scapoli, dedicata agli aerofoni a sacco. La sua curiosità, e una rara e spiccata passione per la zampogna, lo hanno portato tra le nostre belle montagne molisane, nei piccoli borghi in provincia di Isernia, alla ricerca di artigiani, oggetti, tradizioni, storie.

A Castelnuovo al Volturno Piero Bottali, alla ricerca di ance per la sua ciaramella, ascolta il suono suggestivo della zampogna in un ambiente chiuso, dall’artigiano Enzo Miniscalco: è amore a prima vista, anzi “a primo ascolto”. Decide quindi di acquistare una zampogna e si reca a Scapoli, dall’artigiano Luigi Ricci. Successivamente ne costruisce una, basandosi sulle sue ricerche sull’origine della zampogna, per verificare che suono potesse emettere questo strumento al tempo degli Etruschi. Sì, il nostro autore è talmente interessato agli strumenti musicali, che non solo li colleziona, ma li suona e li costruisce, da autodidatta ma con metodica scrupolosità.

Il suo rapporto con l’arte di Euterpe è sincero e appassionato, come dimostra il suo libro, nel quale spessissimo ricorrono sentimenti spontanei, quasi infantili, di gioia, letizia, conforto, catarsi, commozione, provocati dall’ascolto ed esecuzione di pezzi di musica. Il libro è diviso in due parti, come si evince dal titolo, con ipotesi molto interessanti sulle origini degli aerofoni a sacco e dei cordofoni a pizzico. Le teorie enunciate da Piero Bottali sono supportate da reperti archeologici accessibili a tutti, perché regolarmente esposte nei musei. Il problema, giustamente evidenziato nelle prime pagine del libro, è che spesso le diverse discipline e i rispettivi specialisti non si parlano tra loro, occorre un trait d’union, qualcuno che metta in relazione dati da fonti diverse, con uno spirito eclettico e una cultura di tipo orizzontale, come quella degli artisti rinascimentali.

Dopo aver esaltato il potere catartico e consolatorio della musica, e la sua capacità di recare gioia e letizia, nella prefazione l’autore si sofferma su considerazioni di carattere filologico, e cattura l’attenzione del lettore utilizzando esempi concreti, come il ritrovamento di una lente biconvessa a Ninive, di cui all’inizio nessuno aveva intuito l’uso, fino alle recenti conclusioni tratte dal prof. Giovanni Pettinato.

L’autore ripercorre le origini e la storia della zampogna e della chitarra, o meglio degli aerofoni a sacco e dei cordofoni a pizzico, li descrive nelle tecniche costruttive e nella prassi esecutiva, racconta storie vere, aneddoti e curiosità intorno al loro sviluppo e alla diffusione, fornisce informazioni precise e dettagliate. La gioia della musica e il piacere della scoperta scandiscono la lettura, suggestiva e coinvolgente, con colte digressioni nel mito, nella letteratura e nell’archeologia, ma anche con l’inserimento di personali e
significative esperienze; tutto viene raccontato con oggettività e rigore filologico, ma allo stesso tempo con leggerezza e passione, dando spazio alle due fondamentali teorie, secondo le quali andrebbe aggiunto un importante tassello sulle origini della zampogna, soprattutto, ma anche della chitarra.

Sulla nascita della musica e degli strumenti musicali sono stati scritti fiumi di parole, sono state formulate innumerevoli teorie, anche sulla base di racconti tramandati, della mitologia, della letteratura, dell’archeologia, paleontologia ed etologia. Esiodo e Lucrezio, ma anche gli esperimenti sulle scimmie antropomorfe, raccolti in un libro dello studioso Roger Fouts, sono premesse e argomentazioni da cui si parte per formulare ipotesi sulla invenzione degli strumenti musicali. Interessante la citazione dal

De rerum natura di Lucrezio, sulla nascita del canto come imitazione degli uccelli, e da Le opere e i giorni di Esiodo, come ipotesi della nascita dell’arte musicale e degli strumenti in una età dell’oro che coinciderebbe con la nascita dell’agricoltura e della stanzialità della comunità umana.

L’autore va poi ad analizzare l’invenzione del fischietto, dell’ancia semplice e dell’ancia doppia, da cui in sostanza derivano non solo le zampogne, ma molti aerofoni moderni. L’applicazione dell’otre a strumenti ad ancia semplice reca il vantaggio non trascurabile del suono continuo e della minore spesa di energia di fiato. Segue la descrizione delle varie tipologie di aerofoni a sacco, tra cui scopro la scupina di Fossalto.

Ovviamente le cornamuse scozzesi sono note a tutti, e godono di indiscusso prestigio e dignità, visto che sono utilizzate nelle pubbliche cerimonie reali. Le nostre zampogne, al contrario, sono state relegate ad un utilizzo agro-pastorale e religioso-rituale, che ne ha stereotipato anche l’immagine, con i suonatori definiti “zampognari” e non “zampognisti”, come giustamente fa notare l’autore.

Ma quando è nata l’idea di applicare l’otre ad uno strumento a fiato?
La storia della zampogna tradizionalmente viene fatta iniziare con la Roma imperiale, e lo storico romano Caio Svetonio Tranquillo ne attesta l’utilizzo, certificando che il “musicista” Nerone suonava l’utriculus. Essendo l’utriculus, ovvero la zampogna di epoca romana, strumento molto sonoro, purtroppo veniva utilizzato soprattutto durante le mattanze spettacolari che avvenivano negli anfiteatri come il Colosseo.

Ma qui viene il bello, la descrizione dell’improvvisa, casuale e sorprendente scoperta nel museo di Tuscania, con l’osservazione della lastra di Acquarossa, sito archeologico etrusco in provincia di Viterbo. Nella lastra di Acquarossa, del VI-VII sec. a.C., è raffigurata una scena musicale inequivocabile, nella quale compaiono anche suonatori di zampogna! Ma non voglio anticipare i particolari, quindi vi lascio al racconto diretto
dell’autore, consigliando la lettura di questo libro soprattutto ai molisani e ai musicisti, ma anche a tutti gli appassionati.

Maria Teresa Cutrone

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